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Chroniques Italiennes

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- Eh bien ! puisque votre lâcheté le veut, moi-même je tuerai mon père... Animés par ce peu de paroles fulminantes, et craignant quelque diminution dans le prix convenu, les assassins rentrèrent résolument dans la chambre, et furent suivis par les femmes. L'un d'eux avait un grand clou qu'il posa verticalement sur l'œil du vieillard endormi ; l'autre, qui avait un mar - Eh bien ! puisque votre lâcheté le veut, moi-même je tuerai mon père... Animés par ce peu de paroles fulminantes, et craignant quelque diminution dans le prix convenu, les assassins rentrèrent résolument dans la chambre, et furent suivis par les femmes. L'un d'eux avait un grand clou qu'il posa verticalement sur l'œil du vieillard endormi ; l'autre, qui avait un marteau, lui fit entrer ce clou dans la tête. On fit entrer de même un autre grand clou dans la gorge, de façon que cette pauvre âme, chargée de tant de péchés récents, fût enlevée par les diables ; le corps se débattit, mais en vain.


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- Eh bien ! puisque votre lâcheté le veut, moi-même je tuerai mon père... Animés par ce peu de paroles fulminantes, et craignant quelque diminution dans le prix convenu, les assassins rentrèrent résolument dans la chambre, et furent suivis par les femmes. L'un d'eux avait un grand clou qu'il posa verticalement sur l'œil du vieillard endormi ; l'autre, qui avait un mar - Eh bien ! puisque votre lâcheté le veut, moi-même je tuerai mon père... Animés par ce peu de paroles fulminantes, et craignant quelque diminution dans le prix convenu, les assassins rentrèrent résolument dans la chambre, et furent suivis par les femmes. L'un d'eux avait un grand clou qu'il posa verticalement sur l'œil du vieillard endormi ; l'autre, qui avait un marteau, lui fit entrer ce clou dans la tête. On fit entrer de même un autre grand clou dans la gorge, de façon que cette pauvre âme, chargée de tant de péchés récents, fût enlevée par les diables ; le corps se débattit, mais en vain.

30 review for Chroniques Italiennes

  1. 5 out of 5

    Maria Thomarey

    3,5 . Αχ αυτοί οι Τσεσνι , Αχ αυτοί οι Βισκοντι

  2. 4 out of 5

    Elena T. (Eleanor26th)

    L'interesse per le vecchie cronache italiane si manifestò in Stendhal durante i tanti soggiorni italiani, con focus alle opere d'arte, iniziando ad accumulare materiale tra librerie, biblioteche e archivi. Descrizioni limitate al minimo, per orientare consapevolmente il lettore sul contenuto, quale nuda esposizione dei fatti, a mio soggettivo parere alternando racconti di maggior e minor interesse, nello specifico : - Vanina Vanini (4/5) - San Francesco a Ripa (3/5) - Vittor L'interesse per le vecchie cronache italiane si manifestò in Stendhal durante i tanti soggiorni italiani, con focus alle opere d'arte, iniziando ad accumulare materiale tra librerie, biblioteche e archivi. Descrizioni limitate al minimo, per orientare consapevolmente il lettore sul contenuto, quale nuda esposizione dei fatti, a mio soggettivo parere alternando racconti di maggior e minor interesse, nello specifico : - Vanina Vanini (4/5) - San Francesco a Ripa (3/5) - Vittoria Accoramboni (4/5) - I cenci, 1599 (3/5) - La duchessa di Palliano (4/5) - La badessa di Castro (5/5) - Troppo favore uccide (4/5) - Suora scolastica (3/5)

  3. 4 out of 5

    Czarny Pies

    Celui-ci est une très belle collection de contes italiennes de la renaissance écrites par un maître qui adore la passion and la romance de l'Italie. Voilà, vous avez Stendhal en très grande forme.

  4. 4 out of 5

    Vittorio Ducoli

    Cronache del passato per capire il presente Le Cronache italiane sono una raccolta di racconti ordinati dopo la morte di Stendhal, e che hanno trovato la loro sistemazione definitiva sotto questo titolo solo nel 1947. Vi compaiono infatti alcuni testi pubblicati singolarmente dall’autore quando era ancora in vita – anche avvalendosi di alcuni dei suoi numerosi pseudonimi – accanto ad altri che furono pubblicati postumi, due dei quali incompiuti. Non è quindi lecito supporre che la loro pubblicazion Cronache del passato per capire il presente Le Cronache italiane sono una raccolta di racconti ordinati dopo la morte di Stendhal, e che hanno trovato la loro sistemazione definitiva sotto questo titolo solo nel 1947. Vi compaiono infatti alcuni testi pubblicati singolarmente dall’autore quando era ancora in vita – anche avvalendosi di alcuni dei suoi numerosi pseudonimi – accanto ad altri che furono pubblicati postumi, due dei quali incompiuti. Non è quindi lecito supporre che la loro pubblicazione unitaria fosse tra gli intenti dell’autore, ed il titolo stesso fu dato ad una prima parziale raccolta comparsa oltre dieci anni dopo la morte di Stendhal. Nonostante questo, è indubbio che gli otto racconti che oggi formano l’edizione integrale delle Cronache italiane siano caratterizzati da una unitarietà tematica e strutturale che ne fa qualcosa di più di una semplice raccolta di racconti sparsi. L’elemento tematico più appariscente è (come del resto indica il titolo) l’ambientazione italiana di tutti i racconti. E’ noto che Stendhal visse a lungo in Italia, a più riprese, e quanto amasse il nostro Paese, che considerava non solo la patria delle arti ma anche un luogo in cui i sentimenti umani si erano a lungo espressi, ed in parte si esprimevano ancora, in una forma primordialmente sincera, non ancora mediata da quel misto di ipocrisia, di leggerezza e di egoismo che formava secondo lui il tratto distintivo dei rapporti sociali ed umani nella Francia dei suoi tempi e che egli riassume sotto il nome di vanità. Questa immediatezza del sentimento italiano si traduce nella possibilità che passioni brucianti possano generare, come logica conseguenza, le più efferate crudeltà. Stendhal, da acuto osservatore della realtà, contestualizza storicamente questo sentimento, legandolo indissolubilmente alle peculiari vicende storiche italiane, in particolare al ruolo del papato in quanto potere politico che affonda la sua legittimazione sulla perpetuazione di un ordine sociale sostanzialmente medievale, nel quale una teocrazia tanto assoluta quanto dissoluta dispone a piacimento del destino degli uomini per condurre l’incessante lotta per il potere. In questo senso i primi quattro racconti della raccolta, pubblicati nell’arco di due anni – dal 1837 al 1839 – sono quelli nei quali Stendhal esprime in maniera compiutamente unitaria quel misto di ammirazione e di esecrazione verso il carattere italiano che tutto sommato rappresenta ancora oggi la modalità usuale con la quale veniamo percepiti all’estero. Essi rappresentano un piccolo ciclo nel ciclo delle Cronache italiane innanzitutto perché sono tutti prevalentemente ambientati nello Stato Pontificio nella seconda metà del XVI secolo, in secondo luogo perché derivano le loro storie, alcune delle quali realmente accadute, dalla lettura fatta da Stendhal – quando attorno al 1833 si annoiava come console francese a Civitavecchia - di manoscritti italiani stesi quasi contemporaneamente ai fatti narrati, ed in terzo luogo perché sono tutti preceduti da brevi introduzioni dell’autore volte a spiegare al pubblico francese le motivazioni per cui Stendhal propone storie così lontane nel tempo e dal sentire comune della Francia postnapoleonica. Proprio queste brevi introduzioni sono illuminanti anche per noi sotto vari aspetti. All’inizio del primo racconto, intitolato Vittoria Accoramboni, Stendhal ci avverte che L’ignoto autore del manoscritto è un individuo circospetto, non giudica mai un fatto, non lo prepara mai; il suo unico intento è di raccontare nel rispetto della verità; e poco più avanti: ...verso il 1585 la vanità non avvolgeva ancora ogni azione umana in un’aureola di affettazione; ...Non si diceva ancora: Morrò ai piedi di Vostra Maestà, proprio mentre si erano appena mandati a cercare dei cavalli di posta per svignarsela. ...Si parlava poco, e ciascuno prestava la massima attenzione a ciò che gli dicevano. A mio parere queste frasi sono dei veri e propri avvisi ai naviganti che riassumono concisamente le motivazioni complessive dello Stendhal narratore. All’inizio del racconto successivo, I Cenci, Stendhal si fa ancora più pungente nei confronti dell’ipocrisia sociale e di quella religiosa in particolare, dicendoci in sostanza che la figura di Don Giovanni (Francesco Cenci, padre di Beatrice, la protagonista del racconto, è una sorta di Don Giovanni spaventoso) con i suoi sensi di colpa è il risultato dell’oscurantismo in campo sessuale e dell’ascetismo predicato dalla chiesa in particolare dopo la controriforma. I quattro racconti ci si presentano unitariamente, oltre che per il fatto di essere vere cronache riprese da resoconti dell’epoca, anche perché narrano tutti di amori e tradimenti, di giochi di potere ed efferati delitti, di cui sono vittime le protagoniste femminili. Come sempre in Stendhal, la vernice romantica è corrosa dall’ansia del realismo, che si esprime sia nella trascrizione fedele dei manoscritti solo sporadicamente intervallata dall’intervento dell’autore (...non aspettarti le emozioni travolgenti di un romanzo di George Sand, così viene subito avvertito il lettore) sia nella già accennata lucidità, tipicamente stendhaliana, con la quale vengono smascherate le motivazioni sociali e politiche del susseguirsi degli avvenimenti. Ogni racconto è immerso in un preciso contesto politico, descritto minuziosamente (tanto che a volte si fa fatica a seguirlo), e le tragiche conseguenze dei sentimenti dei protagonisti hanno la loro causa profonda e coerente nelle lotte per il potere e nelle condizioni sociali dei personaggi. Il racconto più lungo e articolato di questa prima quartina, La Badessa di Castro è esemplare da questo punto di vista. L’intera storia è immersa nel contesto della lotta all’ultimo sangue tra i Colonna e gli Orsini, e l’amore tra Elena di Campireali e Bruno Branciforte è reso impossibile, oltre che dai campi avversi in cui militano le due famiglie, anche dal differente status sociale dei due giovani. Come non vedere in questo bellissimo racconto, che può essere reperito – come altri della raccolta - anche in edizione singola, una sorta di omaggio di Stendhal a Shakespeare, non a caso uno degli autori da lui più amati, ed al suo Giulietta e Romeo? I quattro racconti che seguono, sia pure accomunati come detto dall’ambientazione italiana e dall’attenzione al sentimento come risultato delle condizioni materiali di un’epoca, sono sicuramente più disomogenei quanto a risultato artistico. Due sono incompiuti, e di questi il primo Troppo favore uccide, storia di giovani donne rinchiuse in convento per poter favorire economicamente i fratelli in quanto primogeniti di nobili famiglie, a mio avviso quasi nulla aggiunge a quanto già mirabilmente raccontato da La badessa di Castro; forse non è un caso che Stendhal ne interruppe bruscamente la stesura. Più interessante è senza dubbio Suora Scolastica, se non altro per l’ambientazione settecentesca e napoletana, che ci introduce in un mondo politicamente e culturalmente molto diverso dai racconti precedenti, di cui Stendhal sa indubbiamente cogliere le peculiarità, anche a costo di indulgere ad alcuni luoghi comuni. Purtroppo anche questo racconto è rimasto incompiuto, ed è particolarmente commovente che tutta l’ultima parte, sotto forma quasi stenografica, sia stata dettata da Stendhal il giorno prima di morire. Una vera piccola chicca è secondo me è il successivo San Francesco a Ripa, di ambientazione pure settecentesca ma romana. In questo breve racconto, scritto nel 1831 ma rimasto inedito sino al 1854, la contrapposizione tra lo spirito tragico italiano e lo spirito galante e frivolo francese, che sarà pochi anni dopo l’impulso che spingerà Stendhal a scrivere le novelle di cui abbiamo parlato sopra, è evidenziata in maniera quasi didascalica. Il giovane cavaliere di Sénecé, che si illude di condurre il suo rapporto amoroso con la bellissima ed altera Principessa di Campobasso come se si trattasse di una galante avventura parigina, subirà le estreme conseguenze di un modo di concepire i rapporti umani che non può comprendere. Chiude la raccolta il racconto in realtà scritto per primo da Stendhal: Vanina Vanini fu pubblicato infatti del 1829. Con questa storia abbiamo lo Stendhal che scrive in presa diretta come nei grandi romanzi: infatti essa è ambientata nel 182*, e narra del tragico amore di Vanina, rampolla dell’aristocrazia romana, per un carbonaro, Pietro Missirilli, che organizza la rivolta contro lo Stato Pontificio. Anche in questo caso il fascino del racconto è dato dalla capacità di Stendhal, che solo un anno dopo ci avrebbe regalato Il rosso e il nero, di narrarci non il semplice intreccio tra sentimenti individuali e contesto sociale, ma come l’evoluzione dei primi sia la diretta conseguenza del secondo. Meraviglioso è a mio modo di vedere il contrasto tra la figura di Vanina, che in nome dell’amore per Pietro non esita a tradire la sua fiducia, e Pietro, che al contrario sacrifica il suo amore alla causa. Il fulminate finale ci illumina ancora una volta sulla straordinaria lucidità di giudizio di questo grandissimo autore. Le Cronache italiane ci regalano quindi, come farà – sia pure in altra forma - La Certosa di Parma - il piacere di assaporare l’intreccio di due delle grandi tematiche che ispirarono l’intera opera di Stendhal: l’urgenza di descrivere la realtà e l’amore per l’Italia. I racconti parlano per lo più di epoche lontane rispetto a quelle in cui l’autore visse, ma egli non manca mai di farci capire che conoscere luoghi e tempi diversi dai nostri è il modo migliore per capire il mondo in cui viviamo. In fondo, se ci pensiamo bene, l’Italia di oggi non è poi così diversa, nei suoi meccanismi sociali e culturali fondamentali, da quella raccontataci da Stendhal.

  5. 5 out of 5

    AGamarra

    Es un libro que reúne una serie de historias donde Stendhal pasó largo tiempo: Italia, un país que lo fascinó de una manera sorprendente. No digamos que admiraba más a Italia que a Francia, pero es de hecho uno de esos sabios que ha sabido admirar un país diferente al suyo y estudiarlo desde todo punto de vista. En este caso describe de manera breve (tal vez eso hace perder un poco de importancia y riqueza a la obra) una serie de episodios antiguos de los diferentes estados italianos. No es Es un libro que reúne una serie de historias donde Stendhal pasó largo tiempo: Italia, un país que lo fascinó de una manera sorprendente. No digamos que admiraba más a Italia que a Francia, pero es de hecho uno de esos sabios que ha sabido admirar un país diferente al suyo y estudiarlo desde todo punto de vista. En este caso describe de manera breve (tal vez eso hace perder un poco de importancia y riqueza a la obra) una serie de episodios antiguos de los diferentes estados italianos. No está a la altura de sus monumentales novelas.

  6. 5 out of 5

    Laura

    Opening lines Le don Juan de Molire est galant sans doute, mais avant tout il est homme de bonne compagnie; avant de se livrer au penchant irrsistible qui l'entrane vers les jolies femmes, il tient se conformer un certain modle idal, il veut tre l'homme qui serait souverainement admir la cour d'un jeune roi galant et spirituel. The French version is available for free download at Project Gutenberg

  7. 4 out of 5

    Nancy Oakes

    Positively delightful but another one of those not-for-everyone sort of books. More soon -- this one deserves much think time.

  8. 4 out of 5

    Alejandro Teruel

    Los criterios de selección de las obras incluidas en la Biblioteca Básica Salvat me resultan misteriosos y he llegado a pensar, de manera poco caritativa, que uno de los principales criterios fue seleccionar obras para las cuáles no existieran derechos de autor o para las cuales los derechos de autor resultaran poco onerosos. Los relatos incluidos en este libro de Stendhal no constituyen lo mejor del autor de las obras maestras Rojo y Negro y La Cartuja de Parma. Tres de los relatos están ambien Los criterios de selección de las obras incluidas en la Biblioteca Básica Salvat me resultan misteriosos y he llegado a pensar, de manera poco caritativa, que uno de los principales criterios fue seleccionar obras para las cuáles no existieran derechos de autor o para las cuales los derechos de autor resultaran poco onerosos. Los relatos incluidos en este libro de Stendhal no constituyen lo mejor del autor de las obras maestras Rojo y Negro y La Cartuja de Parma. Tres de los relatos están ambientados en la Italia renacentista y violenta de intrigas palaciegas y papales y dos en una España irreal y pasionaria. En el relato restante, la protagonista alemana irrumpe indómita en la cristalería de una sociedad francesa caracterizada por el propio autor como de “salvajismo pulido de costumbres.” Los mejores de los cuentos parecen, a lo sumo, interesantes libretos de ópera trágica ((Vanina Vanini, Los Cenci, El arca y el aparecido) o trági-cómica (Mina de Vanghel). Pareciera que Stendhal estuviera explorando en estos relatos, la posibilidad de deshebrar los motivos pasionales y morales que conducen a retorcidos motivos de traición, a la tragedia y la muerte violenta, exploración que culminaría en la novela Rojo y Negro. En resumen, estos relatos pueden serle de interés a quien ya ha leído a Stendhal y siente curiosidad por su evolución como escritor. El mejor consejo para quién no conoce a Stendhal es no leerlos; estas obras-bosquejo no ayudan a acercarse a Stendhal sino a alejarse de él.

  9. 5 out of 5

    Melissa

    The nine stories in this collection are Stendhal’s translations and retellings of historical records from Italy in the 16th century which depict the upper classes behaving very badly: forbidden love, murder, adultery, torture, poisoning are all found within the pages of Stendhal’s translations. Written between 1829 and 1840, most of the stories in this volume were not published until Stendhal’s death. He tells us himself, in the beginning of “The Duchess of Palliano”, why the stories from this t The nine stories in this collection are Stendhal’s translations and retellings of historical records from Italy in the 16th century which depict the upper classes behaving very badly: forbidden love, murder, adultery, torture, poisoning are all found within the pages of Stendhal’s translations. Written between 1829 and 1840, most of the stories in this volume were not published until Stendhal’s death. He tells us himself, in the beginning of “The Duchess of Palliano”, why the stories from this time period and in this part of Europe so fascinated him. Stendhal believes that “Italian passion” is something that no longer exists in the literature and culture of his own era. Love, in particular, he observes, has given rise to so many tragic events among the Italians and Stendhal is fascinated with visiting Italy and searching through the archives of Rome, Florence and Siena to find stories of these “Italian passions”: In order to get some idea of this “Italian passion,” that our novelists speak about with such assurance, I found it necessary to study history; and I found that the great histories written by men of talent, though often quite majestic, say almost nothing of such details. They tend to take note only of the follies committed by kings or princes. Stendhal, in his extensive research, has a penchant for finding stories in which upper class Italian women from prominent 16th century families fall in love with men of lower rank for which unforgiveable indiscretions they are put on trial and condemned to death. In “The Duchess of Palliano,” A Duke, in service to his uncle Pope Paul IV, takes advantage of his authority by pillaging local villages and engaging in all sorts of erotic debauchery. One of his favorite pastimes is bringing home mistresses, one after the other, while at the same time expecting that his wife, the Duchess of Palliano, remain faithful and look the other way as far as his own sexual trysts are concerned. Inevitably, the neglected Duchess falls in love with a handsome young man of the court and through a series of betrayals the Duchess and her lover are found out. Her lover’s throat is slit and the Duchess herself is put to death by strangulation. Stendhal doesn’t hold back from translating the gruesome details of these Italian chronicles—descriptions of torture, murder, suicide are all included in these passionate stories. The longest story in the collection, “The Abbess of Castro” is one that has the most passion because of the primary source letters that Stendhal translates. Elena de Campireali, the daughter of a noble family who possessed great wealth and many estates in the kingdom of Naples, is the central figure of this tragic story. Elena’s father and brother are horrified when they learn she has fallen in love with a lower class brigand named Giulio Branciforte. I found Stendhal’s introduction to Elena’s story particularly amusing: It would appear that Elena knew Latin. The verse she was made to learn spoke always of love, a love that would seem completely ridiculous to us if we were to come across it in 1839; that is, it treated of passionate love, love that was nourished by great sacrifices, love that can subsist only in an atmosphere of mystery, and love that is always found accompanying the most horrible misfortunes. A fair warning from the author for those who might engage in too much translation of Catullus, Ovid, or Propertius! Guilio visits Elena every night by standing under her balcony window and giving her a bouquet of flowers with a letter attached. Stendhal includes translations from large excerpts of their passionate letters. Guilio writes to Elena in one of the notes embedded in her flowers: To tell the truth, I do not know why I love you; I certainly cannot propose that you come and share my poverty. But what I do know is that if you do not love me, my life is worthless to me; it is useless to say that I would give it up a thousand times over for you. But before your return from the convent, this life was not an unfortunate one; on the contrary, it was full of the most wonderful dreams. So I can say that the sight of my happiness has made me miserable. Stendhal has a valid point: we don’t see letters like this in the 19th or, for that matter, in the 21st century, do we? Like the other stories in the collection, there is no happy ending for these two lovers. Even though they profess their undying, eternal love for one another, in the end they cannot prevent her family from keeping them apart. Despite the fact that these stories end in with the lovers’ deaths, they are full of passion, intrigue and interesting historical descriptions and details that Stendhal uncovers through his research. Italian Chronicles is a fascinating look into the lives of 16th century Italian nobility through the eyes of the astute, erudite 19th century French novelist.

  10. 4 out of 5

    Masanobu

    As its own title states, Three Italian Chronicles consists of several stories dealing with Italy. One thing to know before starting this book is that Stendhal (or Marie-Henry Beyle) was in love with Italy and that he lived there for a long time, working as a French consul. The stories are based upon true crimes committed during (arguably) the Renaissance. And they are quite gorey. I wasn't expecting this at all, but they were very melodramatic and full of stereotyped characters. After reading The Abbess o As its own title states, Three Italian Chronicles consists of several stories dealing with Italy. One thing to know before starting this book is that Stendhal (or Marie-Henry Beyle) was in love with Italy and that he lived there for a long time, working as a French consul. The stories are based upon true crimes committed during (arguably) the Renaissance. And they are quite gorey. I wasn't expecting this at all, but they were very melodramatic and full of stereotyped characters. After reading The Abbess of Castro, I was already tired of handsome but poor warriors in love with young and rich princesses that ended in convents. You always have a set of jealous and selfish parents, innocent girl for whom atrocities are committed in name of her beauty, blood, zealots, resentful nuns, family wars and a number of prelates. All of this could make for a great story, but, for once, Stendhal didn't really developed his characters - they just acted. Of course, the reader is warned of that in the preface. On the other hand, Stendhal lingers heavily on tortures, extensively describing them all. I guess the book was one to impress French citizens from the nineteenth century, which accounts for the macabre details. The stories were indeed published in the famous Revue des Deux Mondes.

  11. 4 out of 5

    James F

    Review is of the Kindle versions, published as separate books rather than as a single collection. Seven stories, set in Italy, mostly in the Renaissance. These are stories of passion, love and vengeance, but Stendhal is also as in his novels trying to paint the mores of a historical time and place. The stories emphasize the corruption and violence of the Papal government and the church; the last three are specifically concerned with the abuse of convents to imprison women who are in the wa Review is of the Kindle versions, published as separate books rather than as a single collection. Seven stories, set in Italy, mostly in the Renaissance. These are stories of passion, love and vengeance, but Stendhal is also as in his novels trying to paint the mores of a historical time and place. The stories emphasize the corruption and violence of the Papal government and the church; the last three are specifically concerned with the abuse of convents to imprison women who are in the way of male heirs. Five stories were published in theRevue des deux mondes at the time they were written; the last two were unfinished and first published with the others in the twentieth century. The collective title is traditional, but not Stendhal's.

  12. 5 out of 5

    Rebeca Betancourt

    Esta compilación de textos es mi obra favorita de Stendhal. Amplió mi visión del mundo.

  13. 5 out of 5

    Tristan Glasel

    Amazing! J'ai lu les deux premières nouvelles et ensuite je l'ai perdu... J'imagine que la troisème devait être encore plus merveilleuse

  14. 4 out of 5

    Béatrice

    Trop de noms propres, pour moi!

  15. 5 out of 5

    Tarsis

    Son relatos cortos, bastante directos y entretenidos. Con muchas muertes y trauciones al estilo italiano.

  16. 4 out of 5

    Haim

  17. 4 out of 5

    Christophe

  18. 4 out of 5

    Melusine

  19. 5 out of 5

    Marie Stasse

  20. 4 out of 5

    George Gegolaevy

  21. 4 out of 5

    Beatrice Onufrei

  22. 5 out of 5

    Kmn

  23. 4 out of 5

    Radu Popovici

  24. 5 out of 5

    Alejandra Rodríguez

  25. 5 out of 5

    Gershon Palevski

  26. 4 out of 5

    Khalisti

  27. 4 out of 5

    Kokkonis

  28. 5 out of 5

    Raykhan

  29. 5 out of 5

    Sundus

  30. 5 out of 5

    NinaLeFanu

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